Impressioni dal Viaggio Como – Tokamachi: un’espressione di multiculturalità
A dicembre 2005 la città di Como presso la Biblioteca Comunale ha
commemorato un’impresa degna di nota, nata dalla collaborazione tra Pubblica
Amministrazione e settore privato con il coinvolgimento della società
civile: un lungo viaggio in auto dalla ridente cittadina lariana fino
all’estremo Oriente, avendo come meta l’altrettanto suggestiva città di
Tokamachi. Non si tratta di un viaggio di piacere o di semplice ricerca di
partnership commerciale per il futuro, ma di consapevole scelta, anche
tramite il mezzo di trasporto stesso, di ricerca di contatti diretti nello
spirito e nella volontà di comunicare. L’occasione è stata fornita dalla
commemorazione proprio nel 2005 del trentesimo anniversario del gemellaggio
Como – Tokamachi, che ha prescelto come emblema il lungo tragitto che separa
l’Italia dal Giappone attraversando come necessarie tappe intermedie alcune
Città Messaggere di Pace ed altre aderenti all’Associazione “Sindaci per la
Pace”: il tutto con un preciso messaggio da recapitare ad ogni città
toccata.
Ovviamente, è emerso che, mentre l’incontro istituzionale ha rivestito la
parte formale del progetto, l’idea sottesa era scoprire in questi remoti
luoghi la “vita vissuta” così lontana e culturalmente distante, accomunata
però dalla stessa necessità di pace e comprensione reciproca.
Il sito stesso (http://www.comotokamachi.com/index.php)
riconosce lo spirito che ha contraddistinto l’esperienza che marcherà
indubbiamente in primis le vite dei quattro protagonisti Luca Marchiò,
giornalista e responsabile del progetto per conto del Comune di Como,
Margherita Errante, sinologa, interprete di trattativa e traduttrice delle
lingue cinese, francese e inglese, Pamela Annoni, traduttrice delle lingue
giapponese e tedesco e Donald Cortese, regista; oltre che a segnare la
stessa città di Como assieme a tutti coloro che, interessati, coinvolti
dalla marcia attraverso la città con le varie delegazioni delle città
gemellate con Como (oltre a Tokamachi, anche Nablus [Palestina], Netanya
[Israele], Fulda[Germania]) o semplicemente incuriositi, hanno partecipato
alla presentazione fotografica e divulgativa conclusiva del viaggio presso i
locali della Biblioteca Comunale di Como. Infatti, si afferma sempre nel
portale interattivo, in cui si trova dettagliato il percorso giornaliero
della solerte squadra comasca, che “l’iniziativa vuole essere un primo ponte
(in alcuni casi un rafforzamento di quelli già esistenti) tra Como e alcune
città con cui si intratterranno più stretti rapporti di scambio culturale ed
economico. È un progetto teso ad unire la città di Como (cittadini,
istituzioni e imprese) su una base comune di valori condivisi. Esportare
tali valori, significa esportare l’immagine del capoluogo lariano”.
In questa sede, appare fondamentale attribuire una certa rilevanza non tanto
alle tappe incontrate dai messaggeri di pace lariani per comprendere il
tragitto, secondario a questo stadio, ma per cercare di approfondire il
peculiare interesse culturale sottostante, svelato dalle entusiastiche
parole del responsabile del progetto Luca Marchiò, di cui offro piccoli
affreschi che hanno saputo toccare la mia immaginazione di interlocutore.
APPUNTI DI VIAGGIO…
…la Repubblica dei Buriati con capitale Ulan Udè situata al centro
dell’Asia, a est del lago Bajkal ai confini con la Mongolia, perfetta
convivenza tra l’etnia mongola con specifici tratti asiatici e i russi: si
scopre che comunque, ancora all’ombra di alcune statue di Lenin, la
convivenza è possibile e gli abitanti stessi, con le loro marcate
differenze, hanno dimostrato con le ben quattro università un senso di
appartenenza alla cultura mondiale offrendo la possibilità di un concreto
scambio culturale al di là di qualsiasi tensione interetnica…
…Tiran al centro della steppa nonostante l’influenza occidentale dovuta
all’onnipresenza del petrolio nella regione mantiene tuttavia le proprie
peculiarità arabeggiante intuibile dai tratti degli edifici e dalle
abitudini degli abitanti…
…Nella regione del Turkestan, è stato possibile ammirare a Turkistan le
cupole di maiolica blu del più importante luogo di pellegrinaggio musulmano
del Kazakistan il mausoleo voluto da Timur, detto anche Tamerlano
discendente di Gengis Khan, dedicato al santone turco Kheza Ahmed Yasaui,
fondatore della setta dei sufi; ad essa, in pieno Centro Asia, si affianca
un’università turca di notevole importanza anche come bacino di affluenza
per molti studenti stranieri…
…L’Ucraina con la recente rivoluzione arancione è stata meta in diverse sue
città Odessa e Kiev nelle quali si è apprezzata la vicinanza di vedute nei
confronti dell’Unione Europea, come auspicato dagli stessi interlocutori
istituzionali; la mente tende a porre a confronto queste due città con
Lugansk, città filosovietica, in cui l’intrecciarsi di case da gioco nel bel
mezzo della steppa e di freddi e squadrati edifici in stile sovietico,
riportano l’attenzione al fermento sociale e politico che cerca di far
scorgere un’identità alla popolazione…
…Attraverso una città, il passaggio netto può sentirsi non tanto per la
morfologia del territorio quanto per il prepotente stacco di tratti somatici
e dal punto di vista istituzionale, riflesso della stessa società, dalla
Russia, il monolitico Stato sempre presente da Mosca a Vladivostock dai
tratti slavi, si giunge con Astrakan in Kazakhistan dai lineamenti
prettamente asiatici, dove lo Stato è avvertito in tutto il territorio del
Paese con più approssimazione. La società periferica, infatti, risulta
composta da un’organizzazione agricola a conduzione domestica per poi
giungere alle più moderne Astana ed Almaty, dove l’influenza occidentale
stante l’interesse economico comincia a farsi sentire con forza. E proprio
in queste città, la commistione di etnie diverse si respira ad un primo
sguardo d’insieme (kazaki, uiguri, kirghisi, cinesi, russi, caucasici,
azerbaijani)…
…Unico problema effettivo, oltre all’impossibilità di entrare a Taskent e
Dusanbe causa problemi di sicurezza, a quanto emerso è stata la possibilità
d’ingresso attraverso la Cina che, a causa della mancata concessione dei
visti a costretto i messaggeri di pace ad una sosta forzata ad Almaty, prima
di ripartire attraversando la Federazione Russa. Proprio attraverso questo
interminabile tratto i messaggeri, seppure all’interno di un senso di
estrema lontananza da tutto ciò che poco prima sembrava scontato, hanno
potuto avvertire un impatto comune di quasi mai diffidenza sebbene in quell’area
geografica la popolazione locale non avesse mai avuto alcun contatto diretto
con italiani. Anzi, proprio in questa zona e precisamente vicino alla città
di Semey l’episodio principe di questa apertura mentale verso lo straniero,
qualità che rappresenta la base necessaria per la comprensione, un giovane
kazaco, fuori dalle sincere cerimonie, aveva spontaneamente offerto
ospitalità nella propria casa a tutto il gruppo italiano, contro possibili
aggressioni di un avventato campeggio all’aperto: di fronte ad un frugale
pasto del luogo il tempo si è data l’occasione per uno spontaneo confronto…
…Con un ampio salto spaziale, importante contatto quello avuto con la Corea
del Nord a Pyongyang; a rendere gli onori di casa, il rappresentante del
popolo della città della città, il sig. Ryan Man Gil, con il quale il
messaggio di pace non ha mai voluto costituire un giudizio sul governo o
sulle ideologie politiche o sul rispetto dei diritti umani: un qualsiasi
preteso giudizio di superiorità sarebbe stato il primo incoerente errore per
poter stroncare sul nascere ogni ipotesi di dialogo. Il messaggio di pace è
stato sottoposto alla comunità locale per prendere coscienza dell’attuale
necessità di frenare l’inutile riarmo nucleare e militare, pensando insieme
alla comunità internazionale di risolvere economica ed alimentare che il
Paese sta ora vivendo. In questo senso, giungere con tale scopo sino a qui
ha indicato solo continuare lo sforzo ed impegno che la città di Como,
grazie all’insigne merito del Centro Volta Landau Network con il Prof.
Marttellini, ha reso possibile già sul proprio territorio due anni fa presso
il Municipio con la partecipazione dell’On. Boniver e l’intervento di
rappresentanti degli USA, della Federazione Russa, del Giappone e della
Cina, oltre che naturalmente delle due Coree, rappresentati dai due vice
Ministri degli Esteri…
…L’immensa Cina ha mostrato esclusivamente agli occhi dei comaschi fin lì
giunti solo la città di Pechino; anche in questa, è apparso evidente che il
partito comunista si attesta a livelli di organizzazione di stile
occidentale e riesce, con il settore privato controllato e autorizzato ad
hoc, a far progredire le città con costruzioni realizzate nel giro di pochi
mesi, mentre, con la medesima protervia, la libertà di espressione e parola
appaiono visivamente e a tatto ben contenute e represse insieme al dissenso:
progresso e repressione, più o meno occulta, procedono di pari passo e, in
una combinazione fatale, soffocano la società e la cultura, che hanno in sé
delle infinite potenzialità incontrate nei diversi contatti avuti il loco
dalla squadra comasca a Pechino… Il contrasto appare evidente una volta
sbarcati in un Giappone, trovato dinamico, effervescente e gioviale in tutta
la sua spontanea frenesia che si è dimostrato entusiasta del contatto
culturale offerto dall’occasione.Prima di toccare la meta finale del
viaggio, il tragitto non poteva omettere Hiroshima dove è stato
immancabilmente incontrato il direttore della fondazione per la promozione
della e della cultura di Hiroshima, il sig. Yasuyuki Yakushiji, che con la
solennità del caso ha accettato il messaggio di pace e confermato l’impegno
della fondazione e della città intera contro la proliferazione nucleare; si
scopre così che il Sindaco di Hiroshima in prima persona invia
imparzialmente dallo schieramento politico ad ogni Stato che intraprenda
esperimenti nucleari di qualsiasi genere una lettera di accorata protesta,
sottolineando che ogni passo in quella direzione significhi un’incessante
svalutazione della vita umana e della sua dignità. La festa vera è
proseguita poi a Tokamachi ove accanto al consueto messaggio di pace è stata
incontrata l’intera comunità locale alla quale sono state consegnate nella
cerimonia 30 lettere di studenti di Como in doppia lingua da distribuire ai
propri coetanei…
…Il recente problema e tensione diplomatica tra Cina e Giappone, che ha
rischiato di assurgere a vero conflitto culturale, è apparso ai viaggiatori
limitato ad un ambiente universitario e a scuole di pensiero; del resto non
si percepisce accanimento a livello di popolazione sull’argomento che tende
a vivere senza voltarsi indietro in entrambe le comunità cercando di
reperire i mezzi di comprensione del futuro, verso cui tutte le due società
orientali sembrano proiettate a tutta velocità. Forse, in fondo a tale
atteggiamento diffuso vi è l’inconsapevole percezione o convinzione che ogni
revisionismo storico, come quello operato da alcuni storici giapponesi in
riferimento alle aggressioni e stragi giapponesi in Manciuria, è sempre
fonte di grave incomprensione, capace da sola di non permettere di erigere
su nuove basi una salda società multiculturale…
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Questo il tragitto e le immagini, delle parole scritte non riescono a
rendere l’emozione vissuta in prima persona, per un ben più nobile intento:
portare con sé oltre uno spirito insito di conoscenza, un afflato di
multiculturalità che può fattivamente estrinsecarsi solo in un ambiente di
pace. Ecco infatti le parole che, nelle diverse lingue, sono strate accolte
con rispetto e ringraziamento lungo il cammino:
“La città di Como, membro permanente e vicepresidente delle Città messaggere
di pace e dell’associazione “Sindaci per la pace”(organizzazioni
internazionali riconosciute dall’Onu), celebra nel 2005 il trentesimo
anniversario del gemellaggio con la città giapponese di Tokamachi. È nostra
intenzione gettare un ponte di strette relazioni dall’Italia al Giappone: i
suoi pilastri portanti saranno le altre Città messaggere di pace e quelle
aderenti all’associazione “Sindaci per la pace” dislocate lungo il percorso
che separa i due Stati. La pacifica convivenza è alla base della costruzione
di un solido rapporto tra popolazioni che vivono a migliaia di chilometri di
distanza e intendono stabilire un duraturo dialogo tra loro. La cultura è
elemento primario per sviluppare relazioni di Pace. Il Centro Volta-Landau
Network, associazione che ha sede nella nostra città e di cui il Comune è
uno dei soci fondatori, dal 1995 si occupa di progetti di cooperazione
scientifica internazionale ed ha sviluppato un'attività di controllo sugli
aspetti globali collegati al disarmo e alla non proliferazione nucleare,
allo sviluppo sostenibile ed alle risorse energetiche ed idriche. La città
di Como nel 2005 intende ampliare e sostanziare il concetto di Pace: i
cittadini e le imprese delle 21 città destinatarie del presente messaggio di
fratellanza potranno contare sulle nostre Istituzioni per stabilire con i
nostri cittadini e le nostre imprese solidi rapporti di amicizia,
collaborazione e scambio reciproco di risorse e cultura.” [Il Consiglio
comunale di Como ed il sindaco Stefano Bruni]
Accanto a questo intento, altrettanto interessante nonché encomiabile il
fatto che il già ambizioso progetto non si sia fermato solo a questo punto
come atto semplicemente dimostrativo, ma si pone come uno dei passi con i
quali, timidamente ma in concreto, la città di Como tende ad inserirsi nel
panorama internazionale. Infatti, oltre all’avvenuto gemellaggio, già in
precedenza il Comune con il suo attraente scenario lariano si era, con una
certa ambizione ed orgoglio, offerto come un tavolo di trattative tra la
Corea del Nord e la Corea del Sud. Infatti, in questa occasione è stato
possibile per il Comune rinnovare il proprio impegno e prodigarsi per una
soluzione diplomatica della questione coreana. Peraltro è utile ricordare
come sempre il comasco Centro Volta Landau Network sia molto attivo a
livello internazionale, tanto da aver redatto uno studio scientifico di
fattibilità per risolvere l’annoso problema di approvvigionamento idrico,
che attanaglia la zona del Giordano e che rimane uno degli “vitali”
contrasti tra Israele e Palestina.
Il viaggio inoltre è servito da sprone affinché il semplice gemellaggio
formale potesse divenire qualcosa di concreto e duraturo: tramite il Liceo
Classico Volta, grazie alla collaborazione del Preside Saladino, infatti, a
partire dal momento del viaggio, si è deciso di dar vita ad un assiduo
scambio epistolare incentrato su 60 giovani, dai 15 ai 18 anni, per
permettere che il dialogo si possa basare non tanto su frasi precostituite
ma su vera conoscenza reciproca e rispetto.
Quanto appena narrato rappresenta un primo step, non certo isolato, oltre
che uno stabile e duraturo esempio di come si possa superare ogni genere di
distanza e come si debba, e si possa, andare oltre a luoghi comuni e
pregiudizi precostituiti che inaridiscono il dialogo; ovviamente le semplici
buone intenzioni non possono certo vincere le forze endogene e superficiali
della vita economica e politica, ma potranno essere in grado di infrangere
il muro dell’indifferenza e del gretto conformismo della società civile per
diffondersi nel settore privato ed estrinsecarsi nella politica.