Una macchia di inchiostro colorato: è questo ciò
che percepiamo a un primo sguardo nelle fotografie esposte nella mostra di
Marina Giannobi, definita da Alessandro Trabucco un esempio di "fotografia
atmosferica". È proprio l’inchiostro a dare il nome alla mostra personale di
Marina Giannobi, che ha come titolo “iNk” e che espone, fino al 23 novembre,
alla Galleria Roberta Lietti di arte contemporanea, esclusivamente opere
dell’artista (Via Diaz 3; orari 10:30-12 / 15:30-19; chiuso lunedì e
festivi).
Senza
distaccarsi dalle tecniche tradizionali, Marina Giannobi vi introduce un
elemento essenziale: il movimento. Prediligendo come oggetto delle sue
fotografie gli ambienti affollati e il tema delle relazioni tra la gente,
l’artista si sposta nel momento dello scatto, riuscendo così a far percepire
attraverso le sue opere non solo il movimento della macchina fotografica, ma
anche il proprio. Il risultato saranno immagini volutamente confuse, dai
contorni indefiniti, dove ciò che viene fotografato, simile a un ricordo,
non si può collocare in un tempo e in un luogo specifici. Immagini che,
secondo le parole di Aldo Guzzo, riescono a cogliere insieme tre significati
della realtà, “l’estetico, l’indeterministico ed il cognitivo” in una sorta
di “danza cosmica”. L’oggetto fotografato perde ogni connotazione
spazio-temporale e la distanza che lo separa dall’artista viene annullata.
La macchina fotografica non viene considerata come uno strumento esterno
all’opera dell’artista, ma come un tutt’uno dove non è più possibile
distinguere tra soggetto e oggetto: il vero protagonista dell’opera è scelto
a posteriori, dopo lo scatto, nel sottofondo della foto stessa. L’artista,
come lei stessa ama ricordare, cerca di cogliere “l’influenza che il
passaggio lascia dietro di noi” in quanto “le particelle che muoviamo
cambiano e queste modificazioni permangono alla fine del nostro passaggio”,
proprio come se “la nostra assenza fosse ancora presente.” Nelle fotografie
di Marina Giannobi i contorni delle figure appaiono sfumati e non riusciamo
più a distinguere i singoli individui, ma la realtà nella sua interezza che
attenua le forme quali le conosciamo, lasciandoci offuscate istantanee del
mondo immortalate in uno “statico movimento”.
Nell’esposizione
di Como vengono presentati alcuni scatti, in stampa lambda e lightbox,
realizzati a New York questa primavera. Si tratta di scatti di paesaggi
metropolitani che raccontano sentimenti e relazioni: anche se non riusciamo
a percepire il volto singolo di un individuo, anche se l’espressione del suo
volto ci sfugge, riusciamo a sentire una realtà viva che si fa cogliere di
sfuggita. Riusciamo a percepire in un solo sguardo la gente, i loro
movimenti e gli spazi affollati dove si trovano. Si può affermare dunque,
assieme a Maurizio Sciaccaluga, che “Marina Giannobi fotografa stati
d’animo. Ma non li sottrae ai volti e agli atteggiamenti delle persone, non
li cerca nei ritratti e nelle espressioni della gente. Ruba umori, fremiti,
pulsioni, gioie e dolori al paesaggio, cattura quelle emozioni che possono
essere intraviste, per un attimo almeno, in certi angoli delle città, in
qualche luogo, in determinati incroci.”
Manuela Moretti
Emanuele Prosperi